La Vernaccia di San Gimignano 50 dopo la D.O.C. è la storia di un successo.

 

 

vernaccia

Se si prova a guardare la storia di San Gimignano negli anni ’60 balzano subito agli occhi due macrodati, ambedue negativi: l’abbandono pressoché totale delle campagne da parte dei mezzadri, fino ad allora la componente sociale maggioritaria e il progressivo diminuire della popolazione per l’emigrazione verso la Val d’Elsa in cerca di occupazione nell’industria in piena espansione. Il censimento 1971 dice 7.000 abitanti rispetto agli 11.000 del 1948. E se l’industria dava uno sbocco consistente alle necessità di occupazione, sottraendo però popolazione soprattutto giovane al Comune, il settore artigianale invece deperiva e il commercio era ben lontano dal boom turistico degli anni ’70 e ’80.

E’ dalla campagna che parte negli anni ’60 il progetto e la scommessa del vino Vernaccia di San Gimignano coinvolgendo dapprima solo pochi attori: qualche sangimignanese ex mezzadro o coltivatore diretto, i molti marchigiani che avevano acquistato i poderi e che saranno protagonisti di un formidabile fenomeno di integrazione sociale ed economica, qualche proprietario “venuto da fuori”, i proprietari di importanti fattorie o tenute, ma crescendo poi rapidamente fino a raggiungere dimensioni economiche e occupazionali importanti restituendo alla campagna una prospettiva di lavoro e di reddito. La nascita del Consorzio nel 1972 accompagna e favorisce questo processo di crescita, non senza resistenze  e discussioni.

La campagna sangimignanese torna a fiorire rinnovando l’antica tradizione del vino Vernaccia e di zona vocata per la vite. Il paesaggio cambia: i campini abbandonati della coltivazione a promiscuo vengono progressivamente sostituiti dalle vigne e dagli oliveti, intervallati dai seminativi e dai boschi. La campagna cambia aspetto , ma non diventa meno bella. I produttori aumentano di numero, si restaurano le  vecchie case, migliora la cura delle vigne, si ammodernano le cantine, cresce la capacità di marketing.  Nel 1992 arriva anche il riconoscimento della D.OC.G. e si espande a macchia d’olio l’attività agrituristica sostenuta da investimenti consistenti e diffusi  che porterà San Gimignano a diventare il Comune più agrituristico d’Italia.

Nel breve volgere di 40 anni una campagna abbandonata e priva di prospettive di lavoro e di vita diventa oggetto di desiderio dei visitatori, una prospettiva di investimento, un settore economico rilevante nell’economia comunale che va ad affiancarsi, assieme al settore turistico-commerciale e in stretta simbiosi con questo, alla consolidata attività manifatturiera del fondovalle.

Sono passati cinquanta anni dalla D.O.C. e molte cose sono cambiate, ma la via tracciata nel 1966 si è rivelata quella giusta. Il Partito Democratico di San Gimignano ritiene che debba essere evidenziata l’azione dei protagonisti di questa rinascita, artefici senza dubbio di un’impresa di successo a beneficio loro e dell’intera comunità. Oggi, sulle colline di San Gimignano, si producono circa a 45.000 ettolitri di vino Vernaccia su 718 ettari di vigneto, ma il vigneto comunale raggiunge i 1.700 ettari e la produzione totale con il San Gimignano DOC e gli altri vini è più del doppio..

Nel festeggiare insieme ai produttori, riuniti nel Consorzio della Denominazione San Gimignano, la ricorrenza del 6 Maggio 1966, quando sul numero 110 della Gazzetta Ufficiale venne pubblicato il conferimento della denominazione di origine alla Vernaccia di San Gimignano, primo vino italiano ad ottenerla, il Partito Democratico ritiene che, oggi  come allora, si debba continuare a guardare avanti. Gli innegabili risultati ottenuti nella qualità del vino, nella sua riconoscibilità e identificazione con San Gimignano ed il suo territorio devono essere un nuovo punto di partenza per raggiungere risultati ancora migliori nella qualità, nella salubrità del prodotto e nella tutela dell’ambiente e di un paesaggio che oggi con orgoglio possiamo considerare tra i più belli della Toscana e d’Italia.

 

 

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